{"id":8976,"date":"2021-04-19T17:29:38","date_gmt":"2021-04-19T15:29:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.apuliaretrocomputing.it\/wordpress\/?p=8976"},"modified":"2021-04-19T17:29:38","modified_gmt":"2021-04-19T15:29:38","slug":"vds-eco-1-video-display-systems-firenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.apuliaretrocomputing.it\/wordpress\/2021\/04\/19\/vds-eco-1-video-display-systems-firenze\/","title":{"rendered":"VDS ECO 1 (Video Display Systems &#8211; Firenze)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Tra i vari computer italiani prodotti in toscana, fra i quali abbiamo visto il General Processor Modello T e il Kyber Minus, ve n\u2019\u00e8 uno di cui sembra si sia persa ogni traccia&#8230;o quasi. Il computer in questione \u00e8 l\u2019ECO 1, prodotto dalla VDS (Video Display Systems) nel 1983 a Firenze.<br \/>\nFortunatamente, il recupero di questo computer da parte di un amico collezionista ha permesso lo studio un po\u2019 pi\u00f9 approfondito di questa macchina, di cui tratteremo in questo articolo, corredato da alcune foto del suo esemplare.<br \/>\nL\u2019ECO 1 doveva essere il primo di una serie di computer, tra cui rientravano anche l\u2019ECO 2 e l\u2019ECO 3.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.apuliaretrocomputing.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ECO1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8977\" src=\"https:\/\/www.apuliaretrocomputing.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/ECO1.png\" alt=\"\" width=\"889\" height=\"532\" \/><\/a><br \/>\nL\u2019ECO 1 \u00e8 una macchina CP\/M italiana molto robusta, composta da due mobili con una tastiera separata. Nel primo \u00e8 presente il monitor a fosfori verdi, mentre nel secondo una coppia di drive da 8 pollici, da cui caricare il sistema operativo CP\/M e i programmi.<br \/>\nIl processore utilizzato \u00e8 lo Zilog Z80, presente anche nei successivi modelli ECO 2 \/ ECO 3.<br \/>\nLa RAM a disposizione nell\u2019elaboratore ECO1 era di 64KB, come molti altri CP\/M dell\u2019epoca, mentre nell\u2019ECO3 era stata portata a 192KB espandibili a 384KB e in quest\u2019ultimo poteva girare il sistema operativo MP\/M, di fatto un CP\/M multiutente, caricato da floppy da 5\u201d25.<br \/>\nMa restiamo all\u2019ECO 1. Vediamo qui sotto la sua scheda madre:<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.apuliaretrocomputing.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/MOBO.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8978\" src=\"https:\/\/www.apuliaretrocomputing.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/MOBO-1024x768.png\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"420\" \/><\/a><br \/>\nLa scheda madre del VDS ECO1 \u00e8 piuttosto grande. E\u2019 composta in buona parte da TTL, ma possiamo riconoscere lo Z80, nel case DIL40, e una EPROM etichettata \u201cECO1.1\u201d con il firmware principale. In particolare questo serve ad effettuare la diagnostica iniziale (segnalando eventuali problemi) e a caricare il CP\/M per poter di fatto usare il computer. Vi \u00e8 anche un&#8217;altra EPROM sulla scheda madre, usata probabilmente come generatore di caratteri. In basso a destra potete vedere 8 chip in formato DIL16 posti incolonnati: sono gli 8 chip della RAM, da 64Kbit x 8 bit, totale 64Kbyte. Sono inoltre presenti due PROM per la gestione degli indirizzi.<br \/>\nLa scheda madre non \u00e8 l\u2019unica scheda presente nel sistema, vi \u00e8 infatti una ulteriore scheda dedicata al controllo dei drive:<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.apuliaretrocomputing.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/DRIVE.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8979\" src=\"https:\/\/www.apuliaretrocomputing.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/DRIVE-1024x576.png\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"315\" \/><\/a><br \/>\nQuesta \u00e8 gestita da uno Z80 le cui istruzioni sono contenute in 2 EPROM 2716. Il compito del processore Z80, con l\u2019aiuto del floppy disk controller FD1793, \u00e8 quello di caricare i dati presenti su disco leggendoli dal floppy e trasferirli nella RAM della scheda madre. Questa tecnica di utilizzare due processori Z80 diversi, uno per il computer e uno per i drive e\u2019 stata utilizzata anche nei computer Saga Fox e Intertec Superbrain.<br \/>\nVi \u00e8 poi la scheda analogica per la gestione del CRT, e alcuni componenti che costituiscono l\u2019alimentatore.<br \/>\nQui sotto una foto del computer da acceso, che attende il caricamento del CP\/M da floppy mostrando a video la scritta \u201cECO 1.1\u201d e un cursore lampeggiante.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.apuliaretrocomputing.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/BOOT.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8980\" src=\"https:\/\/www.apuliaretrocomputing.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/BOOT.png\" alt=\"\" width=\"670\" height=\"438\" \/><\/a><br \/>\nNonostante fosse una macchina ben costruita purtroppo sembra ne siano stati prodotti davvero pochi, il numero di serie dell\u2019esemplare sopravissuto fino ad oggi \u00e8 solo 23.<br \/>\nSe qualcuno di voi fosse in possesso di questa macchina, l\u2019avesse usata all\u2019epoca, o avesse qualsiasi informazione su di essa per favore mi contatti.<br \/>\nAlessandro Liberalato \u2013 Apulia Retrocomputing<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i vari computer italiani prodotti in toscana, fra i quali abbiamo visto il General Processor Modello T e il Kyber Minus, ve n\u2019\u00e8 uno di cui sembra si sia persa ogni traccia&#8230;o quasi. 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