Leave a comment

Restauro di un Commodore PET 8032-SK.


To read an English translation of this post, please click here

Restauro del PET 8032 SK del socio Marco Vanesio.

Il difetto segnalato è il peggiore: lo schermo nero. Il computer non dà alcun segno di vita.
Per l’occasione viene utilizzato il nuovo oscilloscopio dell’associazione, acquistato in occasione del debugging del prototipo del Galaksija, di cui ci siamo già occupati in questo articolo.

All’attività di restauro partecipa per lungo tempo anche il socio Michele Perniola: indimenticabili le notti passate a chattare seguendo le sue indicazioni per ottenere le misurazioni necessarie ad individuare il/i possibile/i guasto/i. I soci seguono le nostre chiacchierate come se stessero assistendo ai dialoghi tra il centro di comando di Houston e l’equipaggio di una delle navette in procinto, negli anni ’60, di atterrare sulla Luna.

Sono sottoposte a verifica tutte le attività presenti sulla mainboard, da quella della CPU a quella delle eprom. Da queste verifiche la CPU risulta integra, sebbene soggetta a dei riavvii ciclici. Con l’aiuto di un Sinclair ZX Spectrum testo tutte le RAM presenti sulla scheda madre. Scovo così ben tre chip 4116 fuori uso.

Ciò nonostante, il computer continua a non eseguire il boot. Le letture, mediante l’oscilloscopio, su alcuni pin dell’integrato CRT 6545, risultano anomale.

La sostituzione del CRT rompe lo stallo. All’avvio, finalmente, il PET risponde con il suo carratteristico beep e sul monitor compare un’immagine piena della cosiddetta “spazzatura”. Un bel passo avanti!

Compaiono due cursori. Il computer, inoltre, scrive da solo caratteri confusi.

La diagnosi, dopo una piccola riflessione, è presto fatta: il responsabile è l’integrato PIA 6520, preposto al controllo della tastiera, sostituito il quale il computer inizia ad accettare i comandi da tastiera. Resta il fatto che, ad ogni comando digitato, l’unica risposta è un “bel” sintax error. Inoltre, lo schermo resta pieno di punti esclamativi.

A questo punto, un’analisi attenta ci porta a pensare ad un corto sulla linea video tra il CRT e la sua RAM o ROM, localizzato sul bus dati D0.

Decido quindi di usare un Commodore C64 per testare la SRAM (nonostante abbia già effettuato un test funzionale dei chip con l’aiuto di un programmatore di eprom). Ebbene, questo ulteriore test si rivela decisivo, isolando una SRAM 2114 difettosa.

Effettuata la sostituzione della SRAM, il computer finalmente funziona mostrando lo splendido messaggio del commodore basic 4.0. In laboratorio siamo saltati tutti urlando di gioia. Da tempo ormai questo PET stazionava in laboratorio.

Per l’ennesima volta, il risultato raggiunto conferma lo spirito della nostra associazione, quello della amicizia nel segno della passione per la storia dell’informatica.

Antonio Caradonna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *